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BIBLIOGRAFIA

LETTERATURA RILEVANTE PER L’APPROCCIO McKENZIE

Gli articoli sono raggruppati in base all tipologia del lavoro scientifico

Revisioni Sistematiche: queste revisioni usano metodologie, chiaramente definite, per la ricerca della letteratura; criteri espliciti per valutare gli studi esaminati; e metodologie validate per l’analisi degli studi. Prendono in esame solo studi randomizzati controllati (randomised controlled trials), RCT, e sono considerate, nella visione della medicina basata sull’evidenza, la forma più forte di evidenza per giudicare gli interventi sanitari. In questa sezione vi sono solo revisioni sistematiche di specifici interventi, altre revisioni sistematiche sono incluse nelle sezioni attinenti.
Presentazioni: questi studi presentano gli aspetti dei trattamenti. Dato che utilizzano dati incompleti, analisi dei dati soggettive, e metodi non definiti di analisi, non sono considerate scientificamente valide.
Studi sperimentali: sono studi di ricerca su un gruppo di pazienti trattato con un particolare approccio. I pazienti possono essere indirizzati in maniera casuale (random) a due tipi di trattamento, può esserci un gruppo di controllo, oppure può esserci solo un gruppo di pazienti seguito con un solo trattamento. La forma più forte di evidenza nella ricerca sono gli RCT. Non tutti questi studi sono stati presi in considerazione per le revisioni sitematiche. Sono inclusi studi che hanno utilizzato l’approccio Mckenzie o esercizi di estensione/flessione.
Centralizzazione: sono articoli di ricerca che evidenziano il valore prognostico della centralizzazione; la maggior parte sono riferiti alla colonna lombare.
Valutazione dell’approccio McKenzie: sono studi di ricerca che studiano in maniera retrospettiva serie di pazienti che sono stati trattati con il metodo McKenzie; sono mirati a diversi aspetti relativi alla prognosi e al risultato funzionale. Vi sono anche compresi studi generali sull’uso della fisioterapia che comprende anche l’utilizzo del metodo McKenzie.
Studi sulle procedure di valutazione, test e tecniche: sono studi di ricerca sulla affidabilità e validità della valutazione McKenzie. Vi sono anche articoli rispetto alla classificazione del dolore rachideo e la descrizione di alcune tecniche.
Studi anatomici e fisiologici: studi in vitro e dal vivo che analizzano gli effetti dei diversi carichi meccanici. Ad esempio, studi su posture diverse, gli effetti della flessione/estensione sul materiale discale, studi provocativi ecc.
Descrizione del metodo McKenzie: materiale originale scritto da McKenzie e da altri autori che descrive le metodolgie di valutazione e trattamento per la colonna cervicale, dorsale e lombare.
Articoli di discussione: articoli in cui viene presentata una analisi didattica di alcuni aspetti della gestione della colonna, rilevanti per l’approccio Mckenzie.

REVISIONI SISTEMATICHE

Belanger A Y, Depres M C, Goulet H, Trottier F; The McKenzie Approach: How Many Clinical Trials support Its Effectiveness? Proceedings of the World Confederation for Physical Therapy 11th International Congress, 28 July - 2nd August 1991, London, UK. Una revisione ed analisi della letteratura scientifica che supporta l’efficacia dell’approccio McKenzie. Conclude che, a dispetto della grande diffusione, non è ancora disponibile una validazione scientifica di questo metodo.

Danish Institute for Health Technology Assessment: Low-back pain. Frequency, management and prevention from an HTA perspective. Danish Health Technology Assessment 1-106, 1999. Questa revisione e linea guida, ad ampio raggio, comprende una sintesi dell’approccio McKenzie, sia come metodo diagnostico che di trattamento. Conclude che esiste una evidenza limitata a supporto dell’efficacia di trattamento per il LBP sia in fase acuta che cronica; mentre esiste una evidenza moderata a sostegno dell’efficacia come strumento diagnostico e indicatore prognostico.

Faas A, Exercises. Which ones are worth trying, for which patients, and when? Spine, 21, 24, 2874-2879, 1996 Una revisione di 11 studi randomizzati sulla terapia basata sull’esercizio. Due studi evidenziano risultati positivi per gli esercizi McKenzie, ma hanno un basso punteggio per la metodologia.

Koes B W, Bouter L M, Beckerman H, van der Heijden G J M G, Knipschild P G: Physiotherapy exercises and back pain: a blinded review. BMJ 302;1572-1576, June 1991. Koes conclude che la qualità della ricerca sulla efficacia degli esercizi per il LBP è sostanzialmente scarsa; quindi, non si può concludere che l’esercizio sia meglio di altri trattamenti, o se uno specifico tipo di esercizio sia più efficace.

Reddeck T: The Efficacy of the McKenzie Regimen - A Meta-analysis of Clinical Trials. Proceedings of 10th Biennial Conference of the Manipulative Physiotherapists Association of Australia. Melbourne, Australia, 156-161, November, 1997. Evidenzia qualche supporto di efficacia per il metodo McKenzie, ma il numero limitato degli studi, e la loro metodologia scarsa, rendono impossibile trarre conclusioni definitive.

Philadelphia panel: evidence-based clinical practice guidelines on selected rehabilitation interventions for low back pain. Physical Therapy 81; 1641-1674, 2001. Queste linee guida sono state sviluppate con una metodologia rigorosa e strutturata. Suggeriscono che esiste una buona evidenza per l’utilizzo di certi esercizi, compreso il metodo McKenzie, nel LBP in fase sub acuta e cronica.

Van Tulder Mw, Koes BW, Bouter LM: Conservative treatment of acute and chronic nonspecific low back pain. A systematic review of RCT of the most common interventions. Spine 22;2128-2156, 1997. Probabilmente è la revisione sistematica recente più completa nell’analisi di un ampio spettro di trattamenti. Risultati: gli esercizi in fase acuta sono inefficaci; gli esercizi in fase cronica sono efficaci, ma senza evidenza in favore di una specifica forma di esercizio.

Van Tulder M, Malmivaara A, Esmail R, Koes B: Exercise therapy for low back pain. A systematic review within the framework of the Cochrane collaboration back review group. Spine 25;2784-2796, 2000. Revisione di 39 studi per valutare l’efficacia dell’esercizio per il mal di schiena acuto e cronico, con una specifca attenzione verso gli esercizi in flessione, in estensione e per il rafforzamento. Conclusioni come sopra: inefficacia dell’esercizio in fase acuta, efficacia non chiara sul valore degli esercizi in fase cronica, non vi è evidenza per l’efficacia di qualsiasi esercizio specifico.

REVISIONI

Di Maggio A, Mooney V: Conservative care for low back pain; what works? Journ Musculoskel Med 4:9;27-34, 1987. Una revisione della terapia conservativa e una introduzione alla prescrizione individuale di esercizi McKenzie atti ad influenzare l’origine meccanica del dolore.

Fast A: Low Back Disorders: Conservative management. Arch Phys med Rehabil, Vol 69;880-891, 1988. Sono descritte le principali cause del LBP, dopo rilevanti considerazioni anatomiche. L’approccio McKenzie è descritto come come uno dei molti strumenti di trattamento conservativo.

Frost H, Moffett J K: Physiotherapy Management of Chronic Low Back Pain. Physiotheraphy 78:10;751-754, 1992. Una revisione dei benefici psicologici e fisici del trattamento controllato attivo, che coinvolge il paziente, rispetto a modalità di approccio passive.

Huijbregts PA: Fact and fiction of Disc Reduction: A Literature Review. J Manual & Manip Therapy 6:137-143, 1998. Questa revisione esamina gli effetti della manipolazione, della trazione e degli esercizi McKenzie sulla posizione del nucleo erniato all’interno del disco. Dalla evidenza disponibile analizzata, gli autori concludono che non c’è alcuna prova che la manipolazione in rotazione sia efficace, ed anzi può causare un ulteriore spostamento; la trazione può influenzare momentaneamente lo spostamento; gli esercizi in estensione possono influenzare lo spostamento nei dischi non degenerati, ma non emergono conclusioni in merito all’effetto in dischi degenerati o erniati.

McKenzie R A: REPEX in Acute and Subacute Low back Pain. In: Proceedings of Advances in Idiopathic Low Back Pain Symposium, Vienna, Austria, Nov 27-28, 1992. Ed Prof DDr E Ernst. Questo articolo descrive il REPEX e contiene una revisione dell’utilizzo dei movimenti passivi a fine arco e della letteratura relativa al metodo.

Mooney V: Herniated discs. In: Automated Percutaneous Lumbar Discectomy. Eds G Onik, C A Helms. San Fransisco: Radiology research and Education Foundation, 1988:53-70. Mooney analizza la patologia e la diagnosi dell’ernia del disco utilizzate per una scelta conservativa o chirurgica. Nel trattamento conservativo, sono inclusi il metodo McKenzie e gli studi che lo supportano.

STUDI CHE HANNO USATO I PROTOCOLLI IN FLESSIONE/ESTENSIONE “McKENZIE”

Adams N.: Psychophysiological and Neurochemical Substrates of Chronic Low Back Pain and Modulation by treatment. Physiotherapy 79:2;86 (abstract), 1993 Dopo 6 settimane di trattamento McKenzie, con procedure in estensione, pazienti con LBP cronico hanno mostrato una riduzione del punteggio del dolore su VAS, un aumento dell’arco di movimento in estensione, un miglioramento degli esami elletromiografici, ed elevati livelli di sostanza P.

Alexander A H, Jones A M, Rosenbaum Jr D H: Nonoperative Management of Herniated Nucleus Pulposus: Patient Selection by the Extension Sign - Long-term Follow-up. Orthopaedic Review 21;181-188, 1992. Valutazione a distanza di 33/73 pazienti con erniazione acuta del disco, trattati in maniera conservativa. Coloro che non recuperavano l’estensione entro 5 giorni erano trattati chirurgicamente. La capacità di recuperare l’estensione è stato un predittore di risultato migliore rispetto a una varietà di altri segni e sintomi clinici e neurologici.

Borrows J, Herbison P: ACC chronic backs study. Report of the evaluation of four treatment programmes. Accident Rehabilitation and Compensation Insurance Corporation (ACC), New Zealand. 1994. Sono stati comparati 4 programmi di riabilitazione. Il programma residenziale McKenzie di 9 giorni, e un altro programma non residenziale (104 giorni) hanno dato risultati significativamente migliori in termini di ripresa del lavoro e di miglioramento funzionale, ad un mese di distanza.

Buswell J: Low back pain: a comparison of two treatment programmes. NZ J of Physiotherapy 13-17, August, 1982. I pazienti sono stati trattati con protocolli in flessione o in estensione; entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento significativo, senza differenza tra i due gruppi.

Cherkin DC, Deyo RA, Battie MC, Street JH, Hunt M, Barlow W: A Comparison of Physical Therapy, Chiropractic Manipulation or an educational booklet for the treatment for low back pain. NEJM 339; 1021-1029, 1998. L’approccio McKenzie e le manipolazioni chiropratiche sono ugualmente efficaci e leggermente migliori della sola fornitura di un libro, in termini di: soddisfazione del paziente e riduzione dei sintomi a breve termine. Le valutazioni di risultato a lungo termine erano uguali nei tre gruppi, compreso il numero delle recidive e la ricerca di assistenza. Il costo della fornitura del libro è stato nettamente più basso rispetto agli altri due interventi.

Delitto A, Cibulka M T, Erhard R E, Bowling R W, Tenhula J A: Evidence for use of an extension-mobilization category in low back syndrome: a prescriptive validation pilot study. Physical Therapy 73:4;216, 1993. Delitto propone che una strategia di trattamento basata sulla risposta dei segni e dei sintomi al movimento, può avere un risultato funzionale migliore rispetto a un trattamento non specifico. I pazienti classificati come rispondenti all’estensione migliorarono maggiormente con un programma di estensioni rispetto a un programma basato sulla flessione.

Dettori JR, Bullock SH, Sutlive TG, Franklin RJ, Patience T: The Effects of Spinal Flexion and Extension Exercises and their Associated Postures in Patients with Acute Low Back Pain. Spine 20:21;2303-2312, 1995. Nella prima settimana, entrambi i gruppi di trattamento migliorarono di più rispetto al gruppo di controllo. Dopo questo periodo, non c’è stata una differenza significativa nei tre gruppi. La guarigione di tutti i gruppi fu piuttosto rapida, ma le recidive sono risultate frequenti.

Elnaggar I M, Nordin M, Sheikhzadeh A, Parnianpour M, Kahanovitz N: Effects of Spinal Flexion and Extension Exercises on Low-Back Pain and Spinal Mobility in Chronic Mechanical Low-Back Pain Patients. Spine 16:8;967-972, 1991. Gli esercizi in flessione e in estensione hanno diminuito il livelllo del dolore ed aumentato l’ampiezza di movimento sul piano sagittale, in una popolazione di pazienti con LBP cronico, senza evidenziare una direzione preferenziale di movimento.

Erhard RE, Delitto A, Cibulka MT: Relative Effectiveness of an Extension Program and a Combined Program of Manipulation and Flexion and Extension Exercises in Patients with Acute Low Baxk Syndrome. Physical Therapy, 74:12;1093-1100, 1994. Il gruppo di manipolazione e esercizio generale ha avuto un maggior miglioramento rispetto al gruppo di estensione.

Faas A, Chavannes AW, van Ejik JTM, Gubbels JW: A Randomized, Placebo-Controlled Trial of Exercise Therapy in Patients with Acute Low Back Pain. Spine 18:11;1388-1395,1993. Non è stata trovata nessuna differenza tra il gruppo che ha ricevuto esercizi in flessione e consigli, coloro trattati con ultrasuoni placebo, o cura tradizionale erogata dal medico di base.

Fowler B, Oyekoya O: The therapeutic efficacy of McKenzie concept in the management of low back pain. (abstract) Proceedings 12th International Congress World Confederation Physical Therapists, June 25-30, 1995, Washington DC, USA. Revisione retrospettiva su 27 patients trattati con McKenzie; 74% guarirono rapidamente.

Fredrickson B E, Murphy K, Donelson R, Yuan H: McKenzie Treatment of Low back Pain: a correlation of Significant Factors in Determining Prognosis. Annual meeting of International Society for the Study of the Lumbar Spine, Dallas Texas, USA, 1986. In una ampia popolazione di pazienti, la classificazione e il trattamento McKenzie, hanno evidenziato un chiaro valore prognostico.

Gard G, Gille KA, Degerfeldt L: McKenzie method and functional training in back pain rehabilitation. A brief review including results from a four-week rehabilitation programme. Physical Therapy Reviews 5; 107-115, 2000. Studio non controllato su 40 pazienti trattati con McKenzie e riabilitazione funzionale; 14 non avevano dolore. 36 /40 derangements; 18 / 36 hanno mostrato centralizzazione.

Gilbert JR, Taylor DW, Hildebrand A, Evans C: Clinical Trial of Common Treatments for Low Back Pain in Family Practice. BMJ 291;791-794, 1985. Riposo a letto, esercizi in flessione con consigli, e gruppo controllo: lo stesso risultato funzionale.

Gillan MG, Ross JC, McLean IP, Porter RW: The natural history of trunk list, its associated disability and the influence of McKenzie management. Euro Spine J 7.6.480-483, 1998. Pazienti con una deviazione del tronco sono stati randomizzati al trattamento McKenzie o un trattamento non specifico. A 90 giorni il gruppo McKenzie aveva una riduzione della deviazione significativamente maggiore, ma non c’erano differenze cliniche. Deviazione e disabilità funzionale non risultavano correlate.

Goldby L.(1995): A randomised controlled trial comparing the McKenzie method of mechanical diagnosis and therapy with a non-prescriptive exercise regime in the conservative treatment of chronic low back pain. Proceedings 4th McKenzie Institute International Conference, Cambridge, England, 16-17 September 1995. 36 pazienti randomizzati al trattamento McKenzie o ad uno di esercizi non specifici: entrambi i gruppi sono migliorati, ma nel gruppo McKenzie c’erano differenze significative nel dolore, nella funzionalità e nella capacità di controllare il disturbo.

Kay MA, Helewa A: The effects of Maitland and McKenzie techniques in the musculoskeletal management of low back pain: A pilot study. Physical Therapy 74.5.S59 (abstract), 1994. 12 pazienti con LBP acuto randomizzati ai due gruppi di trattamento. Dopo 3 settimane c’era una differenza significativa tra i due gruppi nel livello del dolore, ma non nella mobilità o disabilità. Il gruppo McKenzie migliorò di 18 punti nella VAS, il gruppo Maitland peggiorò il punteggio nella VAS di 16 punti.

* Kopp J R, Alexander A H, Turocy R H, Levrini M G, Litchman D M: The use of Lumbar Extension in the Evaluation and Treatment of Patients with Acute Herniated Nucleus Pulposus. A Preliminary Report. Clinical Orthopaedics 202:211-218, January 1986. A 67 pazienti con erniazione del disco e sintomi radicolari, sono stati fatti esguire esercizi in estensione. Tra coloro che sono migliorati, 34/35 (97%) recuperarono l’estensione completa. 32 sono stati operati, e di questi solo 2 (6%) riuscivano ad estendersi. La capacità di recuperare una estensione passiva completa è strettamente correlata a un buon risultato del trattamento conservativo, e questo fu raggiunto principalmente nei primi giorni. Nel 56% dei pazienti operati è stato trovato un sequestro.

* Larsen K, Weidick F, Leboeuf-Yde C: Can passive prone extensions of the back prevent back problems? A randomized, controlled intervention trial of 314 military conscripts. Spine 27 (24) 2002: 2747-2752. 314 maschi in servizio militare di leva sono stati randomizzati in due gruppi, un gruppo è stato istruito a fare 15 EIL, due volte al giorno, per la durata del servizio di leva (più educazione); l’altro gruppo era di controllo. 214 (68%) sono stati valutati a distanza di 1 anno: la prevalenza di LBP ad 1 anno è stata del 33% nel gruppo di studio, comparata al 51% del gruppo di controllo. Anche il numero di richieste di assistenza per LBP è stato inferiore (9% a 25%). In coloro che hanno avuto LBP a distanza di 1anno: prevalenza del 45% contro l’80%.

Malmivaara A, Hakkinen U, Aro T et al: The Treatment of Acute Low Back Pain - Bed Rest, Exercises, or Ordinary Activity? New England J Med. 332:6;351-355, 1995. Il gruppo rimasto in attività ha avuto risultati funzionali nettamente migliori rispetto a coloro a cui è stato prescritto riposo a letto, o esercizi di estensione e flessione laterale.

Nwuga G, Nwuga V: Relative therapeutic efficacy of the Williams and McKenzie protocols in back pain management. Physiotherapy Practice 1:99-105, 1985. Uno studio che ha comparato il metodo McKenzie al protocollo Williams: meglio l’approccio McKenzie nei pazienti con protrusione discale

Owen JE, Orpen N, Ayris K, Birch NC: Very early McKenzie protocol intervention for back pain in hospital workers. JBJS 82B.Supp III. 212 (abstract), 2000. Dopo l’istruzione/informazione data da una fisioterapista addestrata in Mckenzie ai dipendenti di un ospedale: diminuzione del 52% dei giorni persi per malattia, il numero dei dipendenti assenti per LBP è diminuito del 27%, e il numero degli episodi di assenteismo per LBP è diminuito del 30%.

Petersen, Kryger, Ekdahl, Olsen, Jacobsen (2002). The effect of McKenzie therapy as compared with that of intensive strengthening training for the treatment of patients with subacute or chronic low back pain. A RCT. Spine 27.1702-1709. 260 pazienti con LBP cronico controllati a distanza di 2 e 8 mesi dopo 8 settimane di trattamento. Con analisi di intenzione a trattare, entrambi i gruppi migliorarono modestamente, il gruppo McKenzie risultò meglio a 2 mesi. Tra coloro che finirono veramente il trattamento, i risultati sono stati migliori in modo significativo a favore del gruppo McKenzie.

Ponte D J, Jensen G J, Kent B E: A Preliminary Report on the use of the McKenzie protocol versus Williams Protocol in the treatment of Low Back Pain. Journ Orthop & Sports Phys Ther, Vol 6:2;130-139., 1984 Nei pazienti con LBP, il protocollo McKenzie è risultato superiore a quello Williams nella diminuzione del dolore e nell’accelerare il recupero del movimento senza sintomi.

Roberts A P: The conservative treatment of low back pain. (Thesis) Nottingham 1990. Roberts ha evidenziato che, dopo 7 settimane dall’inizio del dolore, il gruppo trattato con McKenzie ha mostrato una riduzione della disabilità significativamente migliore rispetto ai pazienti trattati con FANS (Chetoprofene).

Saal JA, Saal JS: Nonoperative treatment of herniated lumbar intervertebral disc with radiculopathy. Spine 14:4;431-437. 64 pazienti con ernia del nucleo polposo, compresi casi di estrusione, sono stati trattati conservativamente con esercizi in estensione, infiltrazioni, esercizi di stabilizzazione lombare e una riattivazione generale. La maggior parte dei pazienti hanno ottenuto risultati funzionali ottimi o buoni, eccetto coloro che avevano anche una stenosi.

Schenk R: A randomised clinical trial comparing therapeutic interventions for low back pain. Proceedings McKenzie North American Conference, Orlando, Florida, June 2-4, 2000. 25 su 34 pazienti classificati come derangemet sono stati randomizzati, alla terapia McKenzie o alla mobilizzazione; differenze significative per il dolore e la funzionalità a favore del gruppo McKenzie dopo tre sedute.

* Snook SH, Webster BS, McGorry RW, Fogleman MT, McCann KB: The reduction of Chronic Nonspecific Low Back pain through the control of early Morning Lumbar Flexion. RCT. Spine 23:2601-2607, 1998. L’educazione ad evitare la flessione nelle prime ore del mattino ha prodotto una riduzione significativa nell’intensità del dolore, nella disabilità e nell’uso di farmaci. L’alto tasso di abbandoni mostra la difficoltà nel far mantenere alle persone simili modificazioni nello stile di vita.

* Spratt KF, Weinstein JN, Lehmann TR, Woody J, Sayre H: Efficacy of Flexion and Extension Treatments Incorporating Braces for Low-Back Pain Patients with Retrodisplacement, Sponylolithesis, or Normal Sagittal Translation. Spine 18:13;1839-1849, 1993. Il miglioramento nel gruppo dell’estensione è stato significativamente migliore, indipendentemente dalla situazione radiografica, rispetto al gruppo di flessione e a quello di controllo.

* Stankovic R, Johnell O: Conservative treatment of Acute Low-Back Pain. A Prospective Randomized Trial: McKenzie Method of Treatment versus patient Education in “Mini Back School”. Spine 15:2, 1990. 100 pazienti con LBP acuto randomizzati al trattamento McKenzie o alla back school; risultati significativamente migliori per il dolore, la funzionalità, l’assenza per malattia e la ricerca di assistenza, nel gruppo McKenzie.

* Stankovic R, Johnell O: Conservative Treatment of Acute Low Back Pain. A 5-Year Follow-up Study of Two Methods of Treatment. Spine 20:4;469-472,1995. A distanza di 5 anni la differenza tra i due gruppi era molto minore; comunque; il gruppo McKenzie aveva avuto significativamente meno recidive e meno assenze per malattia.

Timm KE: A randomised-control study of active and passive treatments for chronic low back pain following L5 laminectomy. JOSPT 20:276-286, 1994. 250 pazienti post chirurgici con LBP cronico e sintomi nella coscia sono stati randomizzati a: 1) terapia fisica 2) manipolazione e mobilizzazione, 3) EIS, EIL ed esercizi di stabilizzazione, 4) esercizi in palestra e allenamento con isocinesi, 5) gruppo controllo; trattamento di 8 settimane. Nei gruppi 3 & 4 ci fu un miglioramento del 20% nella scala Oswestry e nessun cambiamento negli altri gruppi. La richiesta di nuovi trattamenti è stata in media dopo 91 settimane (gruppo 3), 53 settimane (gruppo 4), e 2-6 settimane negli altri gruppi. Il gruppo 3 è stato il migliore per costo/efficacia.

* Udermann B, Tillotson J, Donelson R, Mayer J, Graves J.: Can an educational booklet change behaviour and pain in chronic low back pain patients? ISSLS, Adelaide, April 2000. Nove mesi dopo aver letto “Prenditi Cura della Tua Schiena, è stato studiato l’81% dei 62 pazienti con LBP cronico con durata media di 10 anni. Circa il 90% stavano ancora mettendo in atto i consigli del libro (postura ed esercizi); il 60% non aveva più dolore; il 22% aveva meno dolore. L’intensità del dolore e il numero degli episodi erano migliorati in modo significativo. La maggioranza dei pazienti attribuiva il miglioramento a ciò che avevano imparato leggendo il libro.

Uderman B, Spratt K, Donelson R, Tillotson J, Mayer J, Graves J.: Can an educational booklet change behavior and pain in low back pain patients? ISSLS, Edinburgh, April 2001. Il controllo effettuato dopo 18 mesi ha interessato 54 pazienti. Oltre il 90% continuava a correggere la postura e a fare gli esercizi e mostrava un mantenimento a lungo termine del miglioramento.

Underwood MR, Morgan J.: The use of a back class teaching extension exercises in the treatment of acute low back pain in primary care. Family Pract 15.1.9-15, 1998. Pazienti con LBP acuto randomizzati alla valutazione/trattamento McKenzie e alla cura del Medico di Medicina Generale: nessuna differenza significativa. Nel controllo dopo 1 anno, il gruppo McKenzie non aveva avuto recidive negli ultimi 6 mesi.

Vanharanta H, Videman T, Mooney V: Comparison of McKenzie Exercises, Back Trac and Back School in Lumbar Syndrome; Preliminary Results. Annual Meeting of International Society for the Study of the Lumbar Spine, Dallas, Texas, USA, 1986. 138 pazienti randomizzati a trattamento McKenzie, trazione, o back school; 97% del gruppo McKenzie migliorarono dopo 1 settimana in confronto al 50%, circa, degli altri due gruppi, con una differenza significativa dopo un mese.

Weller M, Brotz D, Kuker W, Dichgans J, Gotz A: Mechanical physiotherapeutic diagnosis and therapy in patients with lumbar disc disease. Aktuelle Neurologie 28;74-81, 2001. Studio non controllato su 21 pazienti con prolasso del disco confermato, trattati con movimenti attivi e passivi, scelti in base alla risposta sintomatica; alla dimissione tutti i pazienti erano migliorati, e la maggioranza continuò a migliorare.

Williams M, Grant R: Effects of a McKenzie spinal therapy and rehabilitation programme: preliminary findings. The Society for Back Pain Research (UK). Annual Scientific Meeting. (Abstract), 1992. Nei pazienti con LBP cronico trattati secondo McKenzie in un programma residenziale di 2 settimane, si è ottenuto un significativo miglioramento del dolore, della funzionalità e della condizione psicologica.

Williams M M, Grant R N: A comparison of low-back and referred pain responses to end-range lumbar movement and position. Conference Proceedings of the International Society for the Study of the Lumbar Spine, Chicago, USA, May 20-24, 1992. Si evidenzia l’importanza di monitorare le modificazioni dei sintomi distali in uno studio prospettico che ha comparato due forme di esercizi ripetuti a fine arco.

Worsfold C, Langridge J, Spalding A, Mullee MA: Comparison between primary care physiotherapy education/advice clinics and traditional hospital based physiotherapy treatment: a randomised trial. Br J Gen Pract 46:165-168, 1996. I disturbi muscolo scheletrici, spinali e non, gestiti ambulatorialmente con consigli ed esercizi, inclusi quelli presi da Prenditi Cura lella Tua Schiena/Collo, sono risultati più efficaci rispetto alla fisioterapia classica in ospedale (3 sedute contro 5), e hanno ottenuto migliori risultati funzionali, anche se pochi erano significativi.

CENTRALIZZAZIONE A LIVELLO LOMBARE

* Donelson R, Murphy K, Silva G: Centralisation Phenomenon: Its usefulness in evaluating and treating referred pain. Spine 15:3, 211-213, 1990. Il fenomeno della centralizzazione è risultato un predittore affidabile di un risultato del trattamento buono o eccellente. La centralizzazione si è manifestata nell’87% dei pazienti; la centralizzazione si è manifestata nel 100% dei 59 pazienti che hanno avuto un risultato eccellente.

* Donelson R, Grant W, Kamps C, Medcalf R: Pain Response to Sagittal End-Range spinal Motion: A Prospective, Randomized Multicentered Trial. Spine 16:6S;S206-S212, 1991. Donelson ha evidenziato che il 47% dei pazienti con LBP, con o senza sintomi riferiti, ha mostrato una direzione di movimento preferenziale per il movimento a fine arco sul piano sagittale: 40% in estensione, il 7% in flessione.

* Donelson R G; Grant W D et al: Low Back and Referred Pain Response to Mechanical Lumbar Movements in the Frontal Plane. Presented at International Society for the Study of the Lumbar Spine Meeting, Heidelberg, May 12-16, 1991. La centralizzazione si ha con movimenti a fine arco sul piano frontale nella maggioranza dei pazienti che non l’hanno manifestata con movimenti sul piano sagittale.

* Long A: The Centralisation Phenomenon. Its usefulness as a predictor of outcome in conservative treatment of chronic low back pain. Spine, 20, 23, 2513-2521, 1995. Uno studio pilota che indica come la centralizzazione sia un utili predittore di risultato nei pazienti cronici. Tra coloro che centralizzarono ci fu un risultato superiore rispetto ai non centralizzati.

Karas R, McIntosh G, Hall H, Wilson L, Meles T: The Relationship Between Nonorganic Signs and Centraliazation of Symptoms in the Prediction of Return to Work for Patients with Low Back pain. Physical Therapy 77:4;354-360, 1997. L’incapacità a centrallizzare indica una minore probabilità del ritorno al lavoro, indipendentemente dal punteggio della valutazione Waddell. Un punteggio elevato nel test di Waddell indica una scarsa probabilità di ritorno al lavoro, indipendentemente dalla centralizzazione dei sintomi. I punteggi Waddell sembrano essere un predittore migliore di risultato.

Lisi AJ: The centralization phenomenon in chiropractic spinal manipulation of discogenic low back pain and sciatica. J Manip & Physiol Thera 24;9, 596-602, 2001. Studio di 3 casi che dimostrano l’importanza della centralizzazione. 2 pazienti centralizzarono e risposero al trattamento di mobilizzazione/manipolazione; 1 paziente che periferalizzava fu operato.

* Sufka A, Hauger B, Trenary M, Bishop B, Hagen A, Lozon R, Martens B: Centralisation of Low Back Pain and Perceived Functional Outcome. JOSPT 27:205-212, 1998. Il 70% di 36 pazienti centralizzò in un periodo di 1-4 sedute. La centralizzazione fu meno frequente tra i pazienti cronici e tra coloro che avevano sintomi più distali. E’ stata associata con un miglioramento significativamente superiore, almeno in uno degli strumenti di valutazione del risultato funzionale.

* Werneke M, Hart DL, Cook D: A descriptive study of the Centralisation Phenomenon. A Prospective Analysis. Spine 24.676-683, 1999. Il 31% di 289 pazienti con dolore lombare e cervicale acuto centralizzò, durante l’applicazione di movimenti ripetuti in ambulatorio, e ottenne l’abolizione dei sintomi entro 4 sedute. Il 46% evidenziò una centralizzazione parziale o una riduzione dei sintomi entro 8 sedute (risposta parziale). Il 23% non ebbe alcun cambiamento dei sintomi (intensità e localizzazione) entro 8 sedute. Gli autori si chiedono se la risposta parziale ottenuta entro 8 sedute sia dovuta alla guarigione naturale o al programma di esercizio. Sia i centralizzati che coloro che centralizzarono parzialmente hanno evidenziato un significativo miglioramento dell’intensità del dolore e della funzione, al contrario degli altri. La valutazione iniziale della localizzazione del dolore fu affidabile.

* Werneke M, Hart DL: Centralization phenomenon as a prognostic factor for chronic pain or disability. Spine 26.758-765, 2001. In 225 pazienti con LBP acuto, durante la valutazione iniziale sono stati registrate 24 variabili psicosociali, somatiche, demografiche. I risultati ad un anno distanza sono stati predetti da altre variabili. Dopo che tutte le variabili sono state sottoposte ad analisi statistica, è emerso che solo la classificazione in base al comportamento dei sintomi (centralizzazione/centralizzazione parziale) e sintomi al di sotto del ginocchio erano predittori significativi di dolore e disabilità cronica.

* Williams M M, Hawley J A, McKenzie R A. Van Wijmen P M: A Comparison of the Effects of Two Sitting Postures on Back and Referred Pain. Spine 16:10; 1185-1191, 1991. Due gruppi di pazienti sono stati fatti sedere in lordosi o in cifosi lombare per un periodo di 24-48 ore. Il gruppo che ha mantenuto la lordosi ha ridotto significativamente il dolore alla schiena e alla coscia, centralizzando i sintomi, rispetto a coloro che hanno mantenuto la cifosi.

ANALISI DEL TRATTAMENTO E DELL’UTILIZZO DEL METODO MCKENZIE

Battie MC, Cherkin DC, Dunn R, Ciol MA, Wheeler KJ: Managing Low Back Pain: Attitudes and Treatment Preferences of Physical Therapists. Physical Therapy 74. 219-226, 1994. Una inchiesta tra i fisioterapisti americani rispetto al trattamento che adottano per il LBP: il metodo McKenzie risulta quello più efficace nella gestione dei pazienti ed è molto utilizzzato per la valutazione del paziente.

Foster NE, Thompson KA, Baxter GD, Allen JM: Management of Nonspecific Low Back Pain by Physiotherapists in Britain and Ireland. A Descriptive Questionnaire of Current Clinical Practice. Spine 24.1332-1342, 1999. Il metodo McKenzie è il secondo approccio più utilizzato. Il Maitland è usato dal 59%, il McKenzie dal 47%; altri approcci erano usati meno frequentemente; sono comuni approcci combinati.

Gracey JH, McDonough SM, Baxter GD: Physiotherapy management of low back pain. A survey of current practice in Northern Ireland. Spine 27;4,406-411, 2002. Analisi della gestione di circa 1.000 pazienti da parte di 157 fisioterapisti, in un periodo di 12 mesi. McKenzie è stato utilizzato in più del 70% dei pazienti, spesso in combinazione con altri approcci. La frequenza ai corsi McKenzie varia dal 76% per la parte A al 16% della parte D.

Jackson DA: How is low back pain managed? Retrospective study of the first 200 patients with low back pain referred to a newly established community-based physiotherapy department. Physiotherapy 87;11, 573-581, 2001. L’approccio McKenzie è stato usato nel 58% dei pazienti, spesso in combinazione con altre terapie; l’elettroterapia è stata usata spesso.

Laslett M, Michaelsen DJ, Williams MM: A survey of patients suffering mechanical low back pain syndrome or sciatica treated with the “McKenzie method”. NZ J Physiotherapy 24-32, August 1991. Una analisi retrospettiva, con questionario spedito via posta, sulla soddisfazione dei pazienti rispetto al trattamento, sulla capacità di controllare il dolore e le recidive: ha mostrato alti livelli di soddisfazione. I derangement 1 e 3 richiedono meno sedute di trattamento rispetto ai derangements 4-5-6.

McKenzie R A: Prophylaxis in Recurrent Low Back Pain. NZMedJ no 627, 89:22-23, 1979. I punti focali per l’educazione alla profilassi delle recidive del LBP sono il frequente ripristino della lordosi lombare ed evitare la flessione. McKenzie ha studiato 318 pazienti: inizio del dolore, fattori aggravanti e migliorativi, e il successo del trattamento nel ridurre nuovi episodi, come riferito dai pazienti.

Rath W W, Rath J N D, Duffy C G: A comparison of Pain Location and Duration with Treatment Outcome and frequency. Presented at first international McKenzie Conference, Newport Beach, CA, July 1989. Lo studio retrospettivo di Rath mostra che l’87% dei pazienti lombari e cervicali ha un buon risultato con il trattamento McKenzie.

Rath W, Rath JD: Outcome assessment in clinical practice. McKenzie Institute (USA) Journal 4:3;9-16, 1996. Questo studio retrospettivo mostra come i segni di interessamento neurologico, la cronicità del disturbo, la mancata centralizzazione, una valutazione meccanica inconclusiva e i segni comportamentali positivi tendono ad essere associati con un risultato negativo del trattamento. Sono riportate anche il numero di trattamenti in relazione alla classificazione della Quebec Task Force, e i risultati del controllo a distanza, eseguito per telefono, rispetto alla frequenza delle recidive ed alla capacità di gestirle.

Sullivan MS, Kues JM, Mayhew TP: Treatment categories for low back pain: a methodological approach. JOSPT 24.359-364. Analisi sul comportamento dei fisioterapisti americani: erano proposte 7 diverse categorie di trattamento con il 62% di differenza. Nella scelta del trattamento. Il McKenzie è il più comunemente usato con il 21% di differenza.

STUDI SULLE PROCEDURE DI VALUTAZIONE, TEST E TECNICHE

Axen, Rosenbaum, Robech, Wren, Leboeuf-Yde (2002): Can patient reactions to the first chiropractic treatment predict early favourable treatment outcome in persistent low back pain? J Manip Physiol Ther 25.450-454. Studio prospettico su 615 pazienti trattati con manipolazione: relazione tra la risposta al primo trattamento e il risultato finale; la risposta dei sintomi è un fattore prognostico. L’84% di coloro che ebbero una riduzione del dolore dopo la prima seduta migliorarono del tutto entro la 4° seduta, mentre solo il 30% di coloro che non ebbero una riduzione iniziale ottenne un buon risultato.

Delaney PM, Fernandez CE: Toward an evidence-based model for chiropractic education and practice. J Manip & Physio Thera 22;114-118, 1999. Questo articolo descrive le fasi della cura basata sull’evidenza: formulare un quesito; cercare nella letteratura; analizzare criticamente la letteratura; gestire il paziente di conseguenza; valutare i risultati. Come esempio di approccio critico citano Donelson (1997, vedi sotto), e concludono che il protocollo McKenzie è uno strumento utile, altamente sensibile e moderatamente specifico per la diagnosi del dolore discogenico e del’incompetenza dell’anulus.

Delaney PM, Hubka MJ: The diagnostic utility of McKenzie clinical assessment for lower back pain. J Manip & Physio Therapeutics 22; 628-630, 1999. Una revisione di Donelson (1997, vedi sotto) che ha valutato l’accuratezza della valutazione McKenzie nella diagnosi. Sensibilità e specificità per il dolore discogenico: 94% e 82%; per l’anulus incompetente: 100% e 86%. Si confronta favorevolmente con molti altri tipi di test consolidati.

Donahue MS, Riddle DL, Sullivan MS: Intertester Reliability of a Modified Version of McKenzie’ Lateral Shift Assessments Obtained on Patients with Low Back Pain. Physical Therapy 76:7;706-726, 1996. L’individuazione di uno shift laterale per mezzo dell’osservazione si è dimostrata molto inaffidabile. L’individuazione di un test di scivolamento laterale positivo, basata sulla modificazione dei sintomi del paziente, si è dimostrata altamente affidabile.

* Donelson R, Aprill C, Medcalf R, Grant W, A prospective study of centralisation of lumbar and referred pain. A predictor of symptomatic discs and anular competence. Spine, 22, 10, 1115-1122, 1997. 63 pazienti cronici sono stati valutati meccanicamente e con discografia, i clinici non conoscevano i risultati dell’altra valutazione. La centralizzazione (74%) e la periferalizzazione (69%) erano strettamente correlate con il dolore discogenico, in confronto a nessuna modificazione dei sintomi (12%). La centralizzazione (91%) è fortemente associata con l’anulus competente, in confronto alla periferalizzazione (54%).

Fiebert I, Keller CD: Are “passive” Extension Exercises Really Passive? JOSPT 19:2;111-115, 1994. Durante la EIL si ha una attività EMG maggiore nei muscoli erettori del rachide rispetto alla posizione in piedi, alla EIS, o alla posizione prona.

Fritz JM, Delitto A, Vignovic M, Busse RG: Interrater reliability of judgements of the centralisation phenomenon and status change during movement testing in patients with low back pain. Arch Phys Med Rehabil 81,57-61, 2000. 40 studenti e 40 fisioterapisti hanno guardato un video della valutazione di pazienti con LBP, e dovevano esprimere un giudizio sulla variazione del dolore durante i movimenti ripetuti: l’affidabilità interoperatore è stata eccellente, kappa = 0.79.

George (2002): Characteristics of patients with lower extremity symptoms treated with slump stretching: a case series. JOSPT 32.391-398. Tra 88 pazienti consecutivi con LBP ne furono identificati 6 da trattare con stiramento durale a ginocchio esteso. Quattro furono classificati come ANR.

* Kilby J, Stigant M, Roberts A: The Reliability of Back Pain Assessment by Physiotherapists, Using a ‘McKenzie Algorithm’. Physiotherapy 76:9;579-583, September 1990. Kilby presenta un algoritmo McKenzie che è risultato affidabile interoperatore ad eccezione dell’identificazione di un shift laterale o di una colonna in cifosi.

Kilpikoski S, Airaksinen O, Kankaanpaa M, Leminen P, Videman T, Alen M: Interexaminer reliability of low back pain assessment using the McKenzie method. Spine 27;8,E207-E214, 2002. 39 pazienti con LBP sono stati valutati da 2 fisioterapisti e sono state comparate, usano il valore statistito Kappa, le decisioni inerenti alla classificazione e alla gestione clinica. L’affidabilità è minore per l’individuazione di uno shift laterale rispetto alla presenza di una componente laterale. L’accordo sulla centralizzazione, la direzione preferenziale e la classificazione meccanica varia da buono a eccellente.

Laslett M, Williams M: The reliability of selected pain provocation tests for sacroiliac joint pathology, Spine, 19, 11, 1243-1249, 1994 Cinque test su sette sono risultati affidabili, e possono essere usati per diagnosticare un disturbo della sacroiliaca. Sono i test di distrazione, compressione, scivolamento posteriore (spinta sulla coscia) e torsione pelvica destra e sinistra (test di Gaenslen).

McKenzie R A: Manual Correction of Sciatic Scoliosis. NZMedJ 484, 76:194-199, 1972. McKenzie descrive le procedure di trattamento per la riduzione manuale della scoliosi da sciatica.

McLean IP, Gillan MGC, Ross JC, Aspden RM, Porter RW: A comparison of methods for measuring trunk list. A simple plumbline is best. Spine 21:1667-1670, 1996. Tra i 3 metodi valutati, il filo a piombo è il migliore, essendo il più affidabile, il più semplice da usare, e il più accurato fino a 4 mm.

Mulvein K, Jull G: Kinematic analysis of the lumbar lateral flexion and lumbar lateral shift movement techniques. J Manual Manip Ther 3:3;104-109,1995. La procedura di scivolamento laterale in piedi produce un movimento più specifico a livello dei segmenti lombari inferiori rispetto alla flessione laterale. Al di sopra di L4 si devono usare altri movimenti di test.

Pinnington MA, Miller JS, Rose MJ, Stanley IM, Rose GM: New episodes of back pain: how many patients can be classified into McKenzie syndromes? JBJS 82B.Supp III. 211-212 (abstract), 2000. Tra 522 nuovi pazienti, 307 (58%) sono stati classificati nelle sindromi McKenzie, gli altri 215 (42%) no. Tra i due gruppi sono state evidenziate differenze significative rispetto alla durata dell’episodio, dolore, disabilità, limitazione del movimento e altre variabili.

Petersen T, Thorsen H, Manniche C, Ekdahl C: Classification of non-specific low back pain: a review of the literature on classification systems relevant to physiotherapy. Phys Ther Reviews 4:265-281, 1999. Una valutazione critica, utilizzando un approccio sistematico, di 8 sistemi di classificazione per il LBP non specifico. Sono stati esaminati diverse tipologie di validità, e a dispetto di debolezza nella affidabilità e nella validità, il sistema McKenzie è valutato come uno dei più promettenti.

* Razmjou H, Kramer JF, Yamada R: Intertester reliability of the McKenzie evaluation in assessing patients with mechanical low-back pain. JOSPT 30,368-389, 2000. Due fisioterapisti, entrambi esperti nel metodo McKenzie, hanno valutato 45 pazienti (uno osservava, l’altro valutava) e il loro accordo è stato valutato usando il Kappa statistico. L’accordo sulla sindrome è stato buono (93%), la sotto classificazione in derangement è stata eccellente (97%), la presenza di shift laterale è stata moderata (78%), la presenza di una componente laterale rilevante è stata molto buona/eccellente (98%), la presenza di deformità sul piano sagittale è stata eccellente (100%).

Riddle D L, Rothstein JM: Intertester Reliability of McKenzie’s classification of the type of the syndrome types present in patients with low back pain. Spine 18:10;1333-1344, 1993. 369 pazienti valutatai da 49 fisioterapisti con nessuno o scarso addestramento nel McKenzie. L’affidabilità interoperatore, usando la versione del metodo dell’autore, è insufficiente: l’accordo sulla classificazione dei pazienti era del 39%.

Riddle DL: Classification and Low Back Pain: A review of the literature and Critical Analysis of Selected Syndromes. Physical Therapy 78:7;708-737, 1998. Analisi critica di diversi sistemi di classificazione utilizzati nel LBP, incluso McKenzie. Mette in evidenza la forza e la debolezza di ciascuno, utilizzando una serie di criteri di valutazione.

Roach KE, Brown M, Dumigan KM, Kusek CL, Walas M: Test-retest reliability of a low back pain questionnaire. Physical Therapy 74:5,S56, 1994. La descrizione da parte dei pazienti del dolore nella gamba, generalmente, è più affidabile rispetto alla descrizione del dolore nella zona lombare. La descrizione del dolore nella schiena e nella gamba è risultata di buona affidabilità (a parte una eccezione) usando il coeficiente K.

Sallade J: Variation on Robin McKenzie’s technique for correction of lateral shift. J Orth Sports Phys Ther 8:8;417-420,1987. Gli autori presentano la loro versione di correzione dello shift laterale con il paziente appeso con le braccia ad una sbarra.

Spratt K F, Lehmann T R, Weinstein J N, Sayre H A: A New Approach to the Low-Back Physical Examination. Behavioural Assessment of Mechanical Signs. Spine 15:2, 1990. La presenza di diverse risposte comportamentali al dolore, durante l’esame fisico, può aiutare a predire i risultati del trattamento, confermare i segni fisici e confermare la diagnosi. Per alcuni test sono stati usati movimenti ripetuti. L’accordo interoperatore per la raccolta del dolore del paziente è stato quasi perfetto.

Stankovic R, Johnell O, Maly P, Willner S: Use of lumbar extension, slump test, physical and neurological examination in the evaluation of patients with suspected herniated nucleus pulposus. A prospective clinical study. Manual Therapy 4:25-32, 1999. 105 pazienti, per mezzo della TAC o RMN, sono stati diagnosticati avere: ernia del disco (52); bulging del disco (41) o nessun segno (12). Molti segni clinici e fisici non erano in grado di discriminare tra queste diagnosi. Solo 3 variabili sono risultate di utilità diagnostica: ROM in flessione, scivolamento laterale e distribuzione del dolore in risposta alla EIS. I test neurologici, la EIL (non è specificato se singola o ripetuta), e Lasegue erano tra le variabili senza capacità diagnostica discriminativa.

Tenhula JA, Rose SJ, Delitto A: Association Between Direction of lateral Shift, Movement Tests, and Side of symptoms in Patients with low Back Pain Syndrome. Physical Therapy 70:480-486, 1990. Non c’è una relazione significativa tra la localizzazione dei sintomi e la direzione della deviazione in shift. Lo shift controlaterale ha più probabilità di provocare sintomi rispetto a quello omolaterale. C’è stato un perfetto accordo nel giudicare la direzione della deviazione.

Weitz EM: The Lateral Bending Sign. Spine 6:388-397, 1981. E’ stata utilizzato un esame radiografico dinamico durante lo scivolamento laterale per localizzare la lesione discale associata con uno shift o una riduzione dello scivolamento laterale.

Williams M M, McKenzie R A, Reed R, Laslett M: Responsiveness to Change of Three Disability Assessment Instruments for Back Pain Research. Presented at International Society for the Study of the Lumbar Spine Meeting, Heidelberg, May 12-16, 1991. Williams conclude che il questionario per il dolore “Dallas” è più sensibile ai piccoli cambiamenti dei questionari Rolland and Oswestry, per i pazienti con LBP cronico.

Williams M M, Wright D G R, Mugglestone A A, Lynch G B, Spekreijse S A: Psychological distress in chronically disabled workers attending a McKenzie spinal therapy and rehabilitation programme. The New Zealand Pain Society. Annual Scientific Meeting. Conference proceedings (Abstract), 1993. Sembra che il “Distress and Risk Assessment Method (DRAM)” abbia un valore predittivo del risultato funzionale in una popolazione con disabilità cronica da mal di schiena.

Young S, Aprill C: Characteristics of a mechanical assessment for chronic lumbar facet joint pain. J Manual & Manipulative Therapy 8.78-84, 2000. I risultati delle infiltrazioni provocative (sacroiliaca, faccette e disco) comparati con la valutazione meccanica McKenzie, con i test per la sacroiliaca e per l’anca. Studio che ha coinvolto 93 pazienti cronici.

STUDI ANATOMICI, FISIOLOGICI E DEL DOLORE

Adams MA, Hutton WC: Prolapsed intervertebral disc. A hyperflexion injury. Spine 10.184-191, 1982. Esperimento su cadaveri: la iperflessione ha provocato lesione del disco con prolasso posteriore in 26 dei 61 segmenti di movimento testati.

Adams MA, Hutton WC: The effect of fatigue on the lumbar intervertebral disc. JBJS 65B.199-203, 1983. Esperimento su cadaveri che ha simulato una giornata di intensa attività in flessione. Ha provocato lesione dell’anulus, con distorsione e fissurazione delle lamelle in 23 dei 41 segmenti di movimento studiati.

Adams MA, Hutton WC: Gradual disc prolapse. Spine 10.524-531, 1985. Esperimento su cadaveri: carico compressivo e in flessione ha provocato, in 6 dischi su 52, una lesione graduale del disco iniziata con distorsione delle lamelle, fino alla erniazione del nucleo. Il più frequente meccanismo di lesione è la frattura della limitante vertebrale.

Adams MA, Dolan P: Recent advances in lumbar spinal mechanics and their clinical significance. Clin Biomech 10.3-19, 1995. Una revisione ampia sul come le strutture spinale si lesionano (oltre 200 referenze), con enfasi posta sull’importanza del carico meccanico nello sviluppo del mal di schiena. Il disco è particolarmente soggetto alla lesione per affaticamento.

Adams MA, May S, Freeman BJC, Morrison HP, Dolan P: Effects of backward bending on lumbar intervertebral discs. Relevance to therapy treatments for low back pain. Spine 25.4.431-437, 2000. Esperimento su cadaveri per misurare la distribuzione delle forze compressive all’interno del disco “degenerato”, inserendo un trasduttore. L’estensione provoca un aumento medio di tensione localizzata nella parte posteriore dell’anulus; comunque, in 7 dischi su 19, l’estensione ha determinato una riduzione dei picchi di tensione di oltre il 40%. Si ipotizza che questa riduzione sia dovuta dalla protezione alla tensione da parte dell’arco neurale nei dischi più degenerati.

Al-Obaidi S, Anthony J, Dean E, Al-Shuwai N: Cardiovascular responses to repetitive McKenzie lumbar spine exercises. Physical Therapy 81: 1524-1533, 2001. Nelle persone sane, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca aumentano eseguendo esercizi ripetuti secondo McKenzie.

Beattie PF, Brooks WM, Rothstein JM et al: Effect of Lordosis on the Position of the Nucleus Pulposus in Supine Subjects. A Study Using MRI. Spine 19:18;2096-2102, 1994. E’ stato osservato, in vivo, qualche spostamento anteriore del nucleo polposo con movimenti in estensione. I dischi degenerati si comportano diversamente rispetto a quelli non degenerati.

Boissonnault W, Di Fabio RP: Pain profiles of patients with low back pain referred to physical therapy. JOSPT 24,4,180-191, 1996. Sono stati indagati 98 pazienti con LBP cronico in merito ai fattori aggravanti e a quelli migliorativi. Il dolore è risultato peggiorato la mattina e a fine giornata. I fattori aggravanti più comuni: posizione seduta, guidare, piegarsi in avanti e sollevare. Situazioni migliorative più comuni: posizione distesa, cambiare posizione, e camminare. Non è comune il dolore notturno rilevante.

Edmondston SJ, Song S, Bricknell RV et al: MRI evaluation of lumbar spine flexion and extension in asymptomatic individuals. Manual Therapy 5:3; 158-164, 2000. Dalla flessione all’estensione c’è uno spostamento anteriore del nucleo polposo del 6.7%. Questo è significativo a livello di L1/L2, L2/L3 e L5/S1. Lo spostamento non avviene nel 30% dei dischi.

Fennell AJ, Jones AP, Hukins DWL: Migration of the Nucleus Pulposus Within the Intervertebral Disc during Flexion and Extension of the Spine. Spine 21:23;2753-2757, 1996. In vivo, la flessione tende a provocare uno spostamento posteriore del nucleo, mentre l’estensione uno spostamento anteriore. E’ stata usata la RMN.

Harrison DD, Harrison SO, Croft AC, Harrison DE, Troyanovich SJ: Sitting biomechanics, part 1: Review of the literature / Sitting biomechanics, part 2: Optimal car driver’s seat and optimal driver’s spinal model. J Manip & Physio Therapeutics 22: 594-609, 1999 / 23:37-47, 2000. Una revione estesa della letteratura sugli effetti biomeccanici e sul comfort di diverse posizioni sedute, per identificare la postura ottimale per stare seduti e guidare. Conclude che il mantenimento della lordosi lombare, l’inclinazione dello schienale, la libertà di muoversi e una minima traslazione anteriore della testa sono fattori associati alla riduzione delle tensioni e ai livelli di comfort.

Kuslich, S D, Ulstrom C L, Michael C J: The Tissue Origin of Low Back Pain and Sciatica: A Report of Pain Response to Tissue Stimulation During Operations on the Lumbar Spine Using Local Anasthesia. Orthop Clinics of North America 22:2;181-187, 1991. Se stimolati meccanicamente durante un intervento chirugico, la parte esterna dell’anulus, il legamento longitudinale posteriore, la limitante vertebrale, la parte anteriore della dura e le radici già traumatizzate, sono sensibili al dolore.

Magnusson M, Aleksiev AR, Spratt KF, Lakes RS, Pope MH: Hyperextension and spine height changes, Spine, 21, 22, 2670-2675, 1996 E’ stato dimostrato che l’iperestensione è un movimento positivo per scaricare la colonna dopo che è stata sollecitata, favorisce la reidratazione e, quindi, un concomitante miglioramento della nutrizione del disco.

O’Neill CW, Kurgansky ME, Derby R, Ryan DP: Disc stimulation and patterns of referred pain. Spine 27 (24) 2002:2776-2781. 25 pazienti con LBP cronico sono stati sottoposti a stimolazione intradiscale elettrotermica (IDET) per studiare la risposta sintomatica. Tutti i sintomi provocati dalla procedura erano famigliari ai pazienti: 16 hanno avuto solo dolore lombare; 6 lombare e coscia; 3 irradiato fino al polpaccio. Il dolore più riferito era correlato all’intensità della stimolazione (misurato dal livello del calore e dalla durata di applicazione) e sempre preceduti in ordine dal dolore lombare, alla coscia e infine al polpaccio.

O’Sullivan PB, Grahamslaw KM, Kendell M, Lapenskie SC, Moller NE, Richards KV: The effect of different standing and sitting postures on trunk muscle activity in a pain-free population. Spine 27;1238-1244,2002. L’attività dei muscoli del tronco è nettamente inferiore nelle posizioni rilassate da seduto e in piedi rispetto alle stesse posizioni mantenute “diritte”.

* Pynt J, Higgs J, Mackey M: Seeking the optimal posture of the seated lumbar spine. Physio Theory & Practice 17;5-21, 2001. Una revisione della letteratura sulla posizione seduta ottimale per la salute della colonna, principalmente basata su studi di cadaveri, ma anche su studi clinici. Concludono che gli argomenti a favore di una posizione in cifosi non sono sostenuti dalla letteratura; una posizione in lordosi, interrotta da movimenti, è la posizione seduta ottimale e aiuta nella prevenzione del LBP.

Pynt, Higgs, Mackey (2002): Historical perspective. Milestones in the evolution of lumbar spinal postural health in seating. Spine 27.2180-2189. Revisione storica delle posizioni sedute del passato, con analisi di ciò che attualmente si ritiene una buona postura con un approccio basato sull’evidenza: mantenere la lordosi e interruzione della posizione seduta statica.

Reddeck T: An evaluation of the McKenzie regimen - validity of the disc model. Proceedings 10th Biennial Conference of Manipulative Physiotherapists Association of Australia. November 26-29, Melbourne, Australia, 1997. Questo articolo studia il disco come fonte di dolore, il ruolo delle fissurazioni dell’anulus e dello spostamento come meccanismo di produzione del dolore. Inoltre, studia la relazione tra il grado di patologia del disco e l’estensione dei sintomi.

Schnebel BE, Simmons JW, Chowing J, Davidson R: A digitizing technique for the study of movement of intradiscal dye in response to flexion and extension of the lumbar spine. Spine 13:3;309-312. Nel disco normale, il nucleo si muove anteriormente con l’estensione e posteriormente con la flessione, comunque, nei dischi degenerati questi movimenti sono meno prevedibili.

Schnebel B E, Watkins R G, Dillin W: The Role of Spinal Flexion and Extension in Changing Nerve Root Compression in Disc Herniations. Spine 14:8;835-837, 1989. Usando modelli di ernia discale su cadaveri, Schnebel ha dimostrato che la flessione aumenta la tensione sulla radice di L5 mentre l’estensione la diminuisce.

Shepherd J: In vitro study of segmental motion in the lumbar spine. JBJS 77B: S2,161, 1995. Generalmente, il materiale intradiscale si muove in avanti con l’estensione e posteriormente con la flessione. Il grado di spostamento varia nei diversi reperti.

Van Deursen LLJM, Snijders CJ, Patijn J: Influence of daily life activities on pain in patients with low back pain. J Orthopaedic Med 24 (3) 2002:74-76. Quattro Medici di Medicina Generale hanno chiesto a 100 pazienti il comportamento dei sintomi durante 9 diverse attività/posizioni; il paziente doveva rispondere si o no. Il dolore è stato riferito a: seduto 85%; flessione parziale 78%; in piedi 73%; seduto-in piedi 70%; camminando piano 66%; flessione completa 60%; disteso 47%; camminando 23%; andando in bicicletta 15%.

Vanharanta H, Ohnmeiss D, Rashbaum R et al: Effect of Repeated Trunk Extension and Flexion Movements as seen by CT/Discography. Orthopaedic Transactions 12:3; 650-651, 1988. Non si è osservato nessun cambiamento di posizione del nucleo dopo flessione o estensione.

DESCRIZIONI DELL’APROCCIO McKENZIE

DiMaggio A, Mooney V: The McKenzie Program: Exercise effective against back pain. Journ Musculoskel Med 4:12;63-74, 1987. Gli autori danno una descrizione del protocollo di valutazione e trattamento McKenzie, riportando anche il razionale.

Donelson R: The McKenzie approach to Evaluating and Treating low back pain. Orthopaedic Review, Vol XIX, No 8, August 1990. Donelson presenta una descrizione dell’approccio McKenzie al trattamento del LBP.

Donelson R G, McKenzie R: Mechanical Assessment and Treatment of Spinal pain. In: The Adult Spine: Principles and Practice. Editor-in-Chief J W Frymoyer. New York:Raven Press Ltd 1991. Vol Two, Chapter 76:1627-1639. Una presentazione della filosofia di valutazione e trattamento McKenzie con la presentazione della ricerca rilevante per questo metodo.

Donelson R G: Identifying appropriate exercises for your low back pain patient. Journ Musculoskel Med, pp 14-29, December 1991. Donelson presenta l’approccio Mckenzie e descrive i risultati clinici ottenuti.

Grant R N, McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Therapy for the Cervical and Thoracic Spines. In: Clinics in Physical Therapy series: Physical Therapy of the Cervical and Thoracic spine, 2nd ed. Ed Prof Ruth Grant, University of South Australia. Una presentazione dell’approccio McKenzie con specifico riferimento alla colonna toracica e cervicale.

Hazard RG, McKenzie RA, Mooney V: Helping your back pain patients make the most of spinal motion. J Musculoskel Med pp24-35, January 1994. Presentazione dei benefici dell’attività in confronto al riposo. Comprende esercizi in estensione attivi e il movimento passivo continuo ottenuto da distesi con il Repex o da seduti con il BackCycler.

Holdom A.: The use of McKenzie approach to treat back pain. Br J Ther & Rehab. 3.1.7-10, 1996. Presentazione della diagnosi meccanica, centralizzazione, progressione delle forze ed efficacia dell’approccio nell’offrire l’auto gestione.

Hyman MH, Jacob G, Lin K, Mooney V.: Primary care update: brief summaries for clinic. Mechanical diagnosis and therapy: the McKenzie approach to spinal complaints. Consultant 39.7.2115-6, 1999. Presentazione.

May S, McKenzie RA (2002). Mechanical diagnosis and therapy for the cervical and thoracic spine. In: Grant R (Ed), Physical Therapy of the Cervical and Thoracic Spine(3rd ed), Churchill Livingstone, New York.

McKenzie R A: Treat Your Own Back. Spinal Publications, Lower Hutt, N.Z., 1981. Una presentazione di base delle possibilità di auto trattamento del LBP per le personi comuni.

McKenzie R A: Treat Your Own Neck. Spinal Publications, Lower Hutt, N.Z., 1983. Una presentazione di base delle possibilità di auto trattamento del dolore cervicale per le personi comuni.

McKenzie R A: The Lumbar Spine. Mechanical Diagnosis and Therapy. First Edition, Spinal Publications, Lower Hutt, N.Z., 1981. Una descrizione della filosofia McKenzie rispetto alla valutazione, trattamento e profilassi per il LBP.

McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Therapy for Low Back Pain: Towards a better understanding. In: Clinics in Physical Therapy. Physical Therapy of the Low Back, p157. Ed LT Twomey and JR Taylor. Churchill Livingstone, 1987. McKenzie sfida i fisioterapisti a guardare criticamente alla storia della terapia manipolativa, ad imparare da essa, e ad adottare un approccio più razionale e organico alla terapia meccanica.

McKenzie R A: The Cervical and Thoracic Spine. Mechanical Diagnosis and Therapy. First Edition, Spinal Publications (N.Z.) Ltd, Waikanae, New Zealand, 1990. Una revisione ed un aggiornamento del metodo Mckenzie di diagnosi e terapia meccanica, con specifico riguardo alla colonna cervicale e toracica.

McKenzie R A: Mechanical Diagnosis and Therapy for Low Back Pain: Towards a better Understanding. In: The Lumbar Spine. Eds James Weinstein and Sam Weisel. Philadelphia: W B Saunders Company, 1990, Chapter 16, pp 792-805. McKenzie presenta il suo sistema di classificazione ed enfatizza la necessità dell’auto trattamento.

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Poulter D C, McKenzie R A: The Management of Work Related Back Pain. In: Patient Management. Auckland NZ: Adis International Medical Publishers. Gli autori descrivono le comuni cause di LBP sul posto di lavoro. Presentano la guarigione dei tessuti e suggeriscono esercizi di auto trattamento che possono essere applicati sul posto di lavoro per prevenire le recidive.

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Taylor MD.: The McKenzie method: a general practice interpretation. The lumbar spine. Aust Fam Phys 25.2.189-201, 1996. Presentazione della diagnosi e terapia meccanica in cui gli autori propongono una definizione alternativa delle sindromi meccaniche: trauma incipiente (postura); trauma in guarigione (derangement); trauma guarito (disfunzione).

ARTICOLI DI DISCUSSIONE

Jacob G: The McKenzie Protocol and the Demands of Rehabilitation. California Chiropractic Association Journal 16:10, October 1991. Jacob paragona l’approccio McKenzie con la chiropratica, affermando che il movimento è la chiave della diminuzione del dolore, sia usando le forze generate dal paziente che quelle generate dal clinico, quando richiesto.

Jacob G: Specific application of movement and positioning technique to the lumbar spine, considering theoretical formulation and therapeutic application. Today’s Chiropractic, Part I, Vol 18, No 6; Part II, Vol 19, No 1, 1989-90. E’ esposto il razionale delle procedure in flessione, ma non si è riusciti ad esplorare adeguatamente la relazione del comportamento del dolore con il movimento e le posizioni della colonna lombare.

Jacob G: Spinal therapeutics based on responses to loading. 4th McKenzie Institute International Conference, Cambridge, 16-17 September, 1995. Discussione in merito alle risposte sintomatiche e meccaniche alle diverse strategie di carico.

McKenzie R: A Perspective on Manipulative Therapy. Physiotherapy 75:8, 1989, pp 440-444. McKenzie presenta una analisi della terapia manipolativa della colonna e suggerisce che le forze generate dal clinico sono indicate solo quando si sono esaurite quelle generate dal paziente.

Mooney V: Reducing Subacute and Chronic Low back disability. Guest editorial in Orthopaedic Review, Vol XIX, No 8, August 1990. Mooney conclude che la partecipazione attiva del paziente, l’intervento precoce, la valutazione della funzionalità, ma non del dolore, assicurano buoni risultati nel trattamento del LBP.

Watson G: Neuromusculoskeletal physiotherapy: Encouraging self-management. Physiotherapy 82:6;352-357. Watson suggerisce che i fisioterapisti dovrebbero promuovere una alleanza terapeutica con il paziente per favorire l’auto gestione: un approccio che è efficiente, aumenta la pertecipazione del paziente e aiuta a prevenire le recidive.

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